Da praticante di karate ho notato una certa difficoltà nel trovare contenuti online che divulgassero la disciplina da un punto di vista olistico e, da marketing specialist, mi sono chiesta la ragione di questa mancanza.

Le statistiche affermano che il 90% dei praticanti di karate si allena senza fini agonistici: ciò vuol dire che quasi la totalità delle persone che praticano la disciplina, non partecipa a competizioni o a tornei.  

Nonostante questa evidenza, i media concentrano la loro attenzione sulle competizioni sportive di karate, offrendo all’utente una versione della disciplina parziale,  in cui la vittoria della gara assume un rilievo superiore rispetto alla dimensione olistica della medesima.

La spettacolarità delle competizioni richiama l’attenzione degli sponsor e, probabilmente, di una piccola parte di pubblico, ma è riduttivo dedurre che quel tipo di comunicazione possa essere adatto per divulgare la disciplina nella sua interezza. 

Per questo mi sono chiesta: “È possibile divulgare il karate e i suoi principi a un vasto pubblico? In caso positivo, quali leve possono essere utilizzate?”

Per rispondere a queste domande ho analizzato il canale YouTube di Jesse Enkamp “The karate nerd” che conta oltre 600.000 iscritti. 

Lo pseudonimo: The karate nerd

Lo pseudonimo utilizzato da Jesse Enkamp ‘The Karate nerd’, crea un ossimoro che cattura l’attenzione dell’utente perché unisce due immagini in netta opposizione tra loro.

Da un lato, la parola ‘karate’ richiama la disciplina e la sua  parte valoriale, che per essere conosciuta, passa necessariamente attraverso il piano fisico, oltre che mentale e spirituale.

Dall’altro, il termine ‘nerd’ richiama lo stereotipo dell’intellettuale (solitamente di corporatura gracile) interessato più a contesti cerebrali che sportivi.

A sinistra stereotipo di utente nerd - a destra stereotipo di karateka
Gli stereotipi di nerd e karateka a confronto

Perché definirsi ‘karate nerd’?

Definirsi ‘karate-nerd’ permette a Jesse di mostrare sia il suo lato fisico-sportivo, che quello più autentico in qualità di persona che è sinceramente appassionata alla disciplina.

Jesse non si pone su un livello superiore rispetto all’utente nella sua veste di cintura nera IV dan, ma si presenta come un ragazzo semplice che parla in maniera informale della disciplina nella sua interezza.

Si tratta di uno stratagemma che dona al creator l’ indipendenza e l’autonomia necessarie per elaborare contenuti che riguardano stili differenti da quello di appartenenza e presentarsi sullo stesso livello dell’utente.

Senza l’accostamento di un titolo, se non quello del suo pseudonimo, si genera, agli occhi dell’utente:

  1. senso di curiosità per l’ossimoro delle due immagini accostate;
  2. comfort e sicurezza, poiché il creator si pone allo stesso livello di un praticante amatoriale, evitando di anteporre i suoi titoli sportivi alla sua passione;
  3. senso di connessione ed empatia che si genera grazie alla community formata dai c.d. karate nerds.

Storytelling e TOV di Jesse Enkamp

Le grafiche delle miniature sono di impatto talvolta caricaturale e innescano immediatamente un senso di incredulità e di curiosità agli occhi dell’utente. 

I richiami al mondo del videogioco Street Fighter nelle grafiche e nel voice over di alcuni video, lasciano presumere che questi hook narrativi siano volti a colpire maggiormente la generazione Millennial. 

I contenuti racchiusi nei video sono trattati in chiave informale e al tempo stesso sono accurati, divertenti e ben documentati. 

Jesse mantiene, così, la promessa contenuta nel suo stesso pseudonimo: tratta il Karate da vero nerd e, quindi, da vero appassionato e da esperto del settore.

Lo stile narrativo scelto dal creator si pone in rottura nel Tone Of Voice con i contenuti di altri esponenti della disciplina, caratterizzati da uno stile formale, distaccato e, nel caso degli agonisti, autoreferenziale.

L’eredità filosofica di Bruce Lee 

Il messaggio di Enkamp si presenta come autentico, lontano dall’ autoreferenzialità (sia come creator che come karateka esperto) conducendolo a esplorare nuove modalità con cui comunicare la disciplina e facendo scoprire, a utenti neofiti, la pratica del  karate in tutte le sue sfaccettature e connessioni.

Da notare come l’attività di divulgazione di Jesse Enkamp sembra prendere le mosse dal primo in questo genere: Bruce Lee. 

L’ approccio filosofico di Lee, caratterizzato da una sintesi di stili marziali, tradizioni filosofiche e culturali, è tutt’ora apprezzabile all’interno delle sue interviste, nonché nelle sceneggiature a cui egli stesso ha preso parte (in modo particolare cfr. “Enter the Dragon”). La sua comunicazione trasversale, semplice e diretta, gli permise di divulgare la sua passione per le arti marziali attraverso l’arte cinematografica, riuscendone a definire un nuovo linguaggio in grado di arrivare al vasto pubblico.

La divulgazione a livello integrato e interdisciplinare utilizzata da Bruce Lee negli anni ‘70 trova oggi un punto di contatto con l’attività di Jesse Enkamp che dedica la sua attività nel superare le barriere dettate da diversità di stili, di gradi o di culture.

La leva dell’autoironia utilizzata da Enkamp, difatti, gli permette di entrare in connessione con l’utente e, attraverso questo espediente, ripristina il ruolo del maestro nella stessa chiave in cui Lee lo aveva collocato.

Per entrambi, l’insegnante non si pone in posizione di superiorità rispetto all’allievo, bensì esso è il semplice strumento che consente al discente di arrivare alla profonda conoscenza di sé fino a trovare il proprio Daimon – come direbbe Hillman-.

“Remember, I am no teacher, I can merely be a signpost for a traveler who is lost. It is up to you decide on the direction. All I can offer is an experience but never a conclusion, so even what I have said needs to be thoroughly examined by you. I might be able to help you to discover and examine your problem by awakening your awareness. A teacher, a good teacher that is, functions as a pointer to truth but not a giver of truth”

Tratto da S. LEE, Be Water My Friend. The True Teachings of Bruce Lee, Rider-Penguin Random House, London, 2020, p.65

Infine a titolo personale affermo che, da karateka e da esperta nella comunicazione, sono stata molto colpita dallo stile semplice e raffinato con cui il creator condivide la sua conoscenza. Ancora di più mi ha colpito il suo atteggiamento umile e autoironico per creare un dialogo tra le discipline.


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